STORIA & TRADIZIONI
 Natale
a Belpasso 
 

 di Fabio Cardile

 

Suoni che echeggiano nell’aria fresca della sera provenienti da un tempo che non sembra più avere nulla a che fare con il nostro. Sono cori di ragazzini su basi musicali, oggi, registrate mentre un tempo composte dal vivo da bravi musicisti di strada: gli zampognari. Stradine buie, giardini abbandonati, balconi appartati e ancora ringhiere, davanzali prendono vita all’improvviso emanando una festa di colori fatta da migliaia di lucine e negli ultimi anni anche da grassottelli pupazzi vestiti di rosso appesi con tanto di corda o scaletta.

In questa armonia, per certi aspetti paganeggiante, si aggiunge purtroppo una nota stonata che rischia di rovinare tutto: la pubblicità martellante che inneggia a promozioni commerciali e che tenta pertanto di trasformare una festa di contenuto in un contenitore di interessi economici.
Il rischio è che i più piccoli possano confondere il Natale fatto dai riti, dalla gioia dell’attesa, dalla realizzazione del Presepe, dal valore affettivo della riunificazione familiare, in un semplice periodo dell’anno in cui devono ricevere regali che non costituiscono più una ricompensa o un premio, ma solo un diritto.

Il compito più arduo è affidato ai genitori che devono preservare la magia del Natale, accanto a loro la Chiesa e varie associazioni, ogni anno, promuovono manifestazioni che si rivolgono a diverse fasce di età per un continuo di tradizioni.

A Belpasso si respira ancora l’ansia per la preparazione del Presepe grazie a continue iniziative annuali come la 13° edizione del concorso a premi “Il Presepe più Bello” promossa dal Comune, dal Gruppo Scout e dalla Pro Loco.

Per i belpassesi la preparazione inizia già un paio di mesi prima. La ricerca di legni, pietre, sugheri per la realizzazione della grotta o capanna e per le montagne. La raccolta del muschio sopra gli orli delle gebbie (vasche idriche) per simulare manti erbosi, la selezione di ramoscelli di ginestre, di abeti, di pini e di ulivi per farne degli alberelli, il rifornimento di segatura nei falegnami per la sabbia, l’arrangiamento della carta stagnola o di vetri per fiumi e laghi. Come dei bravi ingegneri progettano nella loro mente la struttura per poi materializzarla nel luogo dell’esposizione in quel arco di 15 giorni che precedono l’apertura della mostra. Si occupano, quindi, del posizionamento dei pastori: la vecchia che fila, il contadino che zappa, il mugnaio, il maniscalco, il ciabattino, il dormiente, l’infreddolito davanti al braciere, le immancabili pecorelle con il pastore, gli zampognari, i Magi e naturalmente il bue e l’asinello, Giuseppe, Maria e il Bambinello. Un coro di angeli, una stella cometa ed un favoloso cielo stellato.

A tutto questo si aggiunge l’inventiva e l’originalità ed ecco un presepe che fonde le tradizioni millenarie con quelle locali ed incornicia la scena della natività in una botte con tanto di vino che scorre a mo di ruscello ed un altro, invece, che l’ambienta tra le chiese della Belpasso odierna.
Poi ci sono coloro che realizzano minuziosi ingranaggi che permettono il movimento dei pastori o il ricircolo dell’acqua di un ruscello in miniatura per farne una cascata che si immette in un laghetto con tanto di pesciolini veri.

Chi realizza i pastori con materiali innovativi, facendoli di pezza oppure combinando il Das (pasta modellante) con la pietra lavica, chi sempre attento alla natura come i bambini scout riciclano piatti, bicchieri e posate di plastica, e chi infine utilizza pastori ottocenteschi dai colori soavi, rosa, pistacchio, celeste e giallo in terracotta di Caltagirone tramandati di generazione in generazione.

Il risultato è una grande varietà di presepi artigianali che rappresentano l’arte più genuina (frutto di amore e dedizione) e che trasmettono delle sensazioni che è possibile percepire solo dopo averli ammirati dal vivo.