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Tra Roccella Valdemone e
Montalbano Elicona, una carrozzabile a fondo cieco conduce al bosco di
Malabotta, un'area boschiva ricca di suggestioni paesaggistiche e
interessanti elementi naturalistici. Il bosco, a cavallo tra Nebrodi e
Peloritani, è preceduto da un ampio pascolo dal cui fondo si elevano alte
cuspidi rocciose su cui è possibile ritrovare testimonianze di antiche
frequentazioni umane del sito.
Poco prima di giungere al bosco, sulla destra
della strada che conduce da Roccella Valdemone a Montalbano, si ergono i
ruderi di un'antica costruzione, "A mandura u gesuittu", difficilmente
databile, costruita con grossi blocchi megalitici. Nella porzione esterna di
questa strana fortezza, è possibile notare delle sporgenze nei blocchi che
la costituiscono, le tipiche difese antilupo. Sembrerebbe improprio, per
alcune caratteristiche evidenti nelle tecniche di costruzione, non ultimo
l'utilizzo di blocchi così grossi, ipotizzare un’origine recente della
costruzione. Il sito su cui sorge, a dominare una vallata, farebbe pensare
ad un uso strategico della pittoresca struttura. Ma il pensiero corre subito
alle grosse mandrie dei sovrani (principi, re, signori del luogo) che qui
trovavano rifugio e che avevano il privilegio dei pascoli nel "feudo nobile
di Polvirello" e nei vicini feudi di Malabotta e Argimosco. Malabotta, era
suddivisa nel XVI secolo, secondo l'Inventario giudiziario del 28 settembre
1551, la Perizia Gusmano, e i Rilievi del 1811 (Nicola Terranova, Montalbano
Elicona, Roma 1986) in una parte annessa alle "terre comuni" di Montalbano
Elicona, in cui chi vi abitava, non era tenuto a pagare, al di fuori del
censo, nulla per il possesso di case, alberi da frutto o altro al barone;
quest'ultimo era invece il tutore assoluto della baronia di Malabotta che
comprendeva la restante parte di Malabotta non annessa alle "terre comuni".
Il bosco, era concesso, fatte salve le prerogative baronali, alla comunità e
ai singoli montalbanesi per il legname, la caccia, il pascolo e la raccolta
di frutti e ghiande. Il barone che esercitava il proprio dominio sul feudo
aveva la facoltà di
affidare ad altri, le terre che non utilizzava
direttamente, in cambio del pagamento della "decima". Chi abbandonava la
terra concessagli dal barone, doveva versare la "decima" come se la terra
avesse reso il massimo, anche nel caso di improduttività, ed il barone ne
avrebbe poi deciso l'eventuale assegnazione ad altri. L'uso collettivo delle
terre di Malabotta e delle altre ricadenti nel territorio di Montalbano era
antecedente l'ascesa del feudalesimo ed era il frutto di una coscienza
civile cresciuta nella collettività dei Montalbanesi.
La stessa concessione del feudo di Malabotta
al "barone" fu una scelta della comunità, revocabile nello stesso momento in
cui il barone non avesse rispettato le clausole della cessione.
Al bosco di Malabotta si accede da più "trazzere"
lì dove termina, con un ponte, una carrozzabile. Il bosco è costituito da
una vegetazione molto fitta, con una fauna ed una flora tipiche dei Nebrodi.
All'interno si scorge una faggeta, che ne denuncia anche l'altezza di oltre
1.200 metri s.l.m.. Se ci si addentra nel bosco a piedi ci si imbatte anche
in una vera e propria foresta di querce con enormi tronchi secolari.
Interesse non indifferente risiede anche nella fauna che popola questo bosco
e le zone limitrofe. Nelle "coste", ripide balze rocciose, trovano il
proprio ambiente naturale alcuni rapaci. Più volte, in passato, è stata
vista volare l'aquila reale troppo spesso finita preda di cacciatori senza
scrupoli e sciocchi collezionisti. Oggi questa caccia spietata non lascia
elementi certi per
affermare che questo fiero rapace possa ancora trovarsi
su questi monti. Alcuni ornitologi hanno ammesso la possibilità che qui sia
stata persino l'aquila del Bonelli. Tra gli uccelli che ancora nidificano su
questi monti, tra i più comuni, le ghiandaie, le cornacchie grigie e nei
luoghi più aperti, i corvi. E poi, cinciallegre, zigoli neri, zigoli
muciatti, picchi muratori, cinciarelle, tordelle.
Tra i mammiferi, le donnole, gli istrici, il
gatto selvatico (che popola normalmente la faggeta più elevata) e le volpi.
Sul limitare del bosco, tra le felci, perfettamente mimetizzata tra sassi e
foglie, la vipera dell'Hughy, una sottospecie che vive solo in Puglia,
Sicilia e Calabria. Durante le festività della Madonna Nera, la prima
domenica di settembre, il bosco di Malabotta diviene luogo di transito per
centinaia di pellegrini che da alcuni paesi limitrofi raggiungono, dopo ore
di faticosa marcia a piedi attraverso i boschi, testimonianza fisica della
propria devozione, Tindari sulla costa tirrenica.
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