Castiglione e Francavilla di Sicilia Francavilla: agricoltura e ambiente naturale Dai ruderi del Castello alla archiltettura religiosa Nuove scoperte archeologiche per ridisegnare la storia Le Gole dell' Alcantara ed altre curiosità per visitatori attenti Folklore e tradizione esistono ancora Castiglione oggi problemi e prospettive
Entrambi sono corredati da vaste zone collinari e montane (oggi inserite in progetti di Riserva Naturale) dominate da noccioleti, uliveti e vigne. Alla loro potenzialità di sviluppo si adattano benissimo l'agriturismo e il turismo rurale sia per le condizioni ambientali che per la vicinanza con la costa. Finora poco o nullaè stato fatto se si eccettuano un albergo a Francavilla, un progetto di albergo (che dopo aver deturpato una parte del centro storico è rimasto incompiuto) e un campo da golf nel territorio di Castiglione. Abbiamo visitato all'interno del territorio di Francavilla alcuni villaggi costruiti a partire dagli anni trenta dagli enti di Riforma agraria per sviluppare gli insediamenti agricoli, ormai in uno stato di abbandono che confina con la distruzione. Ebbene, se ripristinati (operazione ancora possibile a costi non elevati) essi potrebbero costituire degli importanti poli di sviluppo attraverso forme innovative di turismo rurale ed offrire opportunità occupazionali non indifferenti. Numerosi sono gli scritti dedicati ai comuni della valle dell'Alcantara.
Qui la bellezza del paesaggio è propriamente singolare. Castiglìone sorge sopra un'enorme rupe, che si sporge, staccandosi dai contrafforti etnei, come un promontorio verso la pianura di Francavilla somigliante per la pompa della vegetazione ad un verde lago. Oltre quelle dei fiume, le copiose acque che sgorgano in questa gran conca da tutte le parti, vi alimentano vasti e folti giardini d'aranci e di limoni, e noccioleti fitti come boschi e fruttuosi come in pochi altri luoghi. Francavilla, in mezzo a tutto questo verde, sembra una città lacustre; il monticello sul quale sorgono le rovine della fortezza, e l'altro ancora più piccolo dove l'antico convento dei Cappuccini è stato trasformato in cimitero, sembrano due isolette. In fondo alla pianura le Madonie si stendono come una cortina, dalle cime dei Polverello e del Castellazzo, per lo Scibbi e le Tre Finaite, fino al la Montagna Grande ed a Monte Pandolfo.
... I nomi di questi luoghi ne rivelano un poco la storia. Kaggi serba ancora in parte l'ortografia araba; Calatabiano, se l'ha perduta, dice ancora chiaramente la sua origine: fortezza di Bian. Capitano saraceno. Motta Camastra, derivando dalla radice fenicìa mot - rifugio, abitazione - e da 'Am Ashtart, Kamastrat, che nella stessa lingua vale popolo di Astarte, resta ad attestare una più remota e tenebrosa età, il culto dell'Afrodite orientale. U n'altra etimologia, facendo derivare Camastra dal greco cremastè, sospesa - e il borgo appare infatti appollaìato sulle falde del monte - attesta l'introduzione dell'elemento ellenico, come l'attesta il nome Cremisaportato da una regione limitrofa. Nel nome dei capo Schisò l'elemento ellenico ed il musulmano sono insieme confusi: l'antica voce greca Naxos si trasformò al tempo degli Arabi in quella che ancor oggi si ode ripetere. Il villaggio dei Moio parla della conquista latina col suo nome di Modium, che gli Arabi più tardi dissero 'Al Mudd, quando tutto il fiume, già chiamato Akesinesdai Greci, fu denominato nella loro lingua Al Quantarah, il ponte. Altri ponti, in Sicilia, si chiamano con voce araba Cantara - uno passa sull'altro gran fiume isolano, il Simeto - ma non perciò il nome della parte si è esteso, come qui, al tutto. Secondo una leggenda popolare, il ponte dell'Alcantara, sotto Calatabiano, fu eretto dal diavolo in una notte. Una tradizione meno fantastica, riferita dal geografo arabo Edrisi, dice che l'opera "di meravigliosa struttura" fu ordinata da un gran Sultano di cui attestò la potenza.
Nella età di mezzo, eroso dalle acque il terreno circostante, il passaggio fu reso malagevole, finché gli Arabi non costrussero il ponte loro, che per essere opera ingente e lungamente desiderata, impressionò la fantasia delle popolazioni del territorio, in modo tale che ne nacquero la leggenda e la sineddoche: Al Quantarah, Alcantara, il Ponte, fu detto tutto il fiume sul quale si vide gettato il gran ponte. E Sicani, e Sicoli, e Greci, e Cartaginesi, e Siracusaní, e Mamertini, e Bizantini, e Arabi, eNormanni, e Spagnuoli, e Francesi, e Tedeschi ne insanguinarono le acque e se ne contesero la valle.
In posizione quasi centrale nella Valle Alcantara, nonché n'spetto ai parchi naturali dei Nebrodi e dell'Etna, il territorio di Francavilla di Sicilia è ricco di attrattive storiche e paesaggistiche.
A questo proposito è utile ricordare che tutta la Valle è inserita nel progetto della Riserva Naturale e che il Comune di Francavilla si trova in una posizione centrale rispetto ad altri due parchi naturali: quello dei Nebrodi e quello dell'Etna. Dal punto di vista agricolo questo territorio si può dividere in tre zone a seconda dell'altitudine e del tipo di terreno presente. La zona montana comprende i terreni che vanno da un'altitudine compresa fra i 1.300 metri e gli 800 metri, dove è presente il pascolo, il seminativo e sporadici impianti di uliveti e di noccioleti.
Gli stessi metodi vengono usati nella produzione dell'olio, ottenuto dalla spremitura di olive delle varietà "S. Benedetto", Nocellara Etnea" e "Randazzese": ottimo per le qualità organolettiche e per la leggerezza, si presta a tutti gli usi ma è particolarmente apprezzabile a crudo. Diffusa è ancora la conservazione delle olive in salamoia. Particolare rilievo rivestono le colture ortalizie, essendo queste, con la crisi che investe l'agrumicoltura sia in campo locale che nazionale, ormai diventate fonte di reddito primario per tutte le famiglie contadine di Francavilla; l'elevata vocazionalità del terreno e la presenza di acqua consentono un'alta intensità colturale con ottime produzioni sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo. Gli ortaggi vengono principalmente venduti dal produttore, direttamente, nei mercati di Catania, Messina, Giarre ed ultimamente anche al minuto, in azienda, soprattutto se ricadente lungo S.S. 185, con reciproci, conseguenti vantaggi: economico per l'imprenditore-coltivatore, in termini di freschezza e genuinità del prodotto per il consumatore. Le colture maggiormente diffuse sono: il cavolfiore, il cavolo, il finocchio, la lattuga, la zucca, il cetriolo, il pomodoro, la melanzana, la cipolla e l'aglio. Per quanto riguarda l'agrumicoltura, la specie più rappresentativa è l'arancio con le varietà: Tarocco, e in misura minore, Moro, Biondo e Sanguinello. Queste varietà non trovano più riscontro nel mercato sia da un punto di vista organolettico che qualitativo, pertanto negli ultimi anni stanno man mano lasciando spazio a qualche impianto di Navelina e Valencia Late.
Come specie minori, insieme alle essenze boschive, troviamo: il Carpino Nero, il Ligustro, la Coronilla, l'Helleborus Niger, il Prunus Spinosa, il Biancospino, il Cotoneaster Tormentosae C. Vulgaris, il Viburno; sono inoltre daricordare le specie proprie da rimboschimento: l'abete (Picea Excelsa), il pino (nelle varietà Pinus Nigra, P. Pinea e P. Halepensis), il castagno (CastaneaSativa), l'eucalipto (Eucalyptus Globulus), ecc. Tali ampi e vari aspetti floristici rendono questo territorio molto interessante dal punto di vista naturalistico: la presenza in epoche non molto remote del l'uomo in queste aree oggi non più appetibi li ai fini della produzione agraria, ha lasciato da un lato forme di degradazione degli ambienti naturali quali la "macchia" e la "gariga" in seguito ai disboscamenti, ad incendi ed all' uso dei pascoli, dal l'altro una fitta rete di sentieri che, opportunamente segnati e ripristinati, interessando l'intero territorio, possono favorire la fruizione di un turismo di tipo ambientale.
Numerose sono le testimonianze del passato esistenti nel territorio di Francavilla grazie anche alla presenza sin dai tempi più antichi di diversi ordini religiosi.
Si visitano i locali della cucina con il forno e la vera di acqua della sottostante cisterna, il refettorio, nei cui locali è stato allestito un piccolo museo etnografico. Nel 1600 si costruì il piano rialzato e nel riposo della scala venne dipinto un affresco: angelo custode al naturale che possiamo attribuire a frà Feliciano Guarcena da Messina. Dal Convento si accede alla Chiesa ricca di opere d'arte. L'altare maggiore la cui macchinetta è in legno, imitazione marmo, dei 1600, in alto un dipinto raffigurante il Padre Eterno creatore del mondo, ai lati tele raffiguranti S. Barbarae S. Lucia sempre del 1600, al centro statua lignea dell'Immacolata, alta più di 2,50 metri, del 1700, altare e paliotto in legno di noce, squisita fattura di Giuseppe Torrisi di Catania,nel paliotto un S. Francesco a mezzo tondo, sorretto da quattro angeli. Il Tabernacolo in legno di noce lavorato nei più minuti particolari, opera presti giosa di Frà Felice Costanzo da Bronte, vissuto tra il 1600 ed il 1700, concepito quasi un'architettura barocca, con colonnine dai capitelli corinzi, arricchito da sculture raffiguranti, in alto, S. Antonio da Padova con in braccio il Bambino vestito come nobile spagnolo, al centro la Madonna, in basso un pellicano che si squarcia il petto, sìmbolo del Cristo. Dalla Chiesa si accede alla piccola pinacoteca dove sono esposti: tavola sec. XVII raffigurante S. Francesco che riceve le stimmate, opera dipinta a più mani, tela sec. XVII raffigurante santi Cappuccini, tela sec. XVII raffigurante Annunciazione, tela sec. XVII raffigurante Ecce Homo, opera di Frà Sebastiano da Gratteri, pala d'altare sec. XVII raffigurante Madonna con Bambino e angeli, opera dipinta a due mani, tela sec. XVIII raffigurante Cristo al Calvario, due piccole tele raffiguranti S. Giuseppe e Immacolata. Sul fianco sinistro della Chiesa si apre la cappella gentilizia dei Ruffo, soggetta recentemente a lavori di trasformazione tra cui l'asportazione di due lapidi funerarie del 1725, adesso allocate nel giardino d'ingresso. La cappella reca un'altare riccamente decorato ad intarsi, opera del 1848 di Frà Mariano Tati da Francavilla, sopra l'altare, fra due reliquari in legno dipinto a mò' di marmo, è in una macchinetta lignea tela della seconda metà dei sec. XVI raffigurante Madonna in Trono con Bambino e angeli, ai lati della cappella sono due bracci di balaustre con annessi confessioni li lavorati ad intarsio del sec. XVII. La Sacrestia è il capolavoro di Frà Mariano Tatì da Francavilla.
La piazzetta antistante è ornata da un'antica fontana della seconda metà del '500 di buona mano di influenza toscana; è composta da una vasca quadrilobe in cui domina una figura muliebre che rappresenta Francavi Ila, al di sotto quattro piccoli Tritoni. Chiesa dell'Annunziata. Rimaneggiata più volte. Tra gli elementi cinquecenteschi in prospetto sono alcune parti del poi-tale maggiore quali le colonne scanalate su alto plinto, il portale laterale con arco a tutto sesto archivoltato e architravato su mensoline (nell'architrave è inciso l'anno 1550), l'edicola a nicchia posta lateralmente nella prossimità dell'angolo. All'interno l'edificio è atre navate, con cinque intercolumni per lato e transetto. Vi si conservano sul fianco destro: tela sec. XVIII raffigurante San Nicola in Cattedra, statua lignea sec. XVII di San Francesco di Paola, tela sec. XVII raffigurante Gesù in croce e anime purganti; nel transetto sono statua lignea sec. XVIII di SantaBarbara, tela raffigurante l'Annunciazione (1909), opera di S. Mandarelli, a fianco custodia marmorea lavorata a bassorilievo opera del 1564 di scultore di influenza toscana; l'altare maggiore è bella opera marmorea secentesca ad intarsi policromi con porticina del tabernacolo in lamina argentea lavorata a sbalzo (sec. XVII); coro ligneo sec. XVIII ad intarsi; tela sec. XVIII raffigurante Madonna della Luce o del Soccorso. Chiesa del Carmine. E' dei secolo XVII, dal prospetto di gusto neoclassico, reca poste su un alto plinto, quattro colonne con capiltelli corinzi, sopradi essi l'architrave sormontato da un timpano triangolare, il portale è incassato in un'arcata ad inquadramento. Chiesa Matrice. Costruita alle falde del Castello nel quartiere "Contarado" il più vecchio del centro storico. Nel prospetto principale è un portale in pietra arenaria ad arcata ogivale eseguito da esperta maestranza locale. Sugli stipiti in fine bassorilievo sono raffigurati due tralci di vite con foglie, cirri e grappoli d'uva che sorgono da due vasi baccellati e salgono fino all'architrave sostenuti da due mensolette sagomate che al centro porta scolpito il Triregno Pontificale con le chiavi incrociate e la data "Die XX Undecime indis MCCCCLXXXXIII" (20 Aprile 1493). La fascia ornamentale degli stipiti è incorniciata da quattro colonnine sormontate da capitelli. Soprastante al l'ogiva del l'arco, trovasi un rosone diviso in otto comparti radiali delimitati da otto colonnine convergenti al centro. All'interno vi sono tre absidi, in quella centrale sorge l'altare maggiore in marmo bianco, con artistico tabernacolo di scuola gaginesca, con porticina fiancheggiata da due angeli inginocchiati a mani giunte; in quella di destra vi è la cappella del Crocifisso; in quella di sinistra, sull'altare vi è un dipinto ad olio, di antica fattura dedicato all'Assunzione in cielo di Maria Vergine, pregevole per l'armoniosa vivezza dei colori e per la proporzione delle sue parti. Sugli altari della navata vi sono statue in legno, di cui pregevole è quella di S. Antonio Abate proveniente dal Castello Feudale.
Le origini di Francavilla sino a qualche decennio orsono venivano fatte risalire all'epoca medievale quando, intorno al XII sec., sorgeva il castello feudale, edificato su di un colle isolato posto al centro della confluenza dei tre corsi d'acqua, S Paolo, Zavianni ed Alcantara. Tuttalpíù veniva accreditata un'origine extraurbana, solo di qualche decennio antecedente, nei pressi del monastero basiliano di S. Salvatore di Placa non distante dall'attuale centro di Francavilla. Tali semplicistiche deduzioni si basavano sulla frettolosa datazione di quelle che sembravano le sue testimonianze storiche più antiche presenti nel territorio. D'altro canto la non conservazione della "memoria storica ", caratteristica comune nei centri del meridione operata con sistematica distruzione del patrimonio storico-artistico, architettonico ed archivistico, ha determinato una carenza pressoché totale di fonti da cui attingere preziose informazioni. Ma recenti campagne di scavo effettuate nel centro urbano di Francavilla, di cui alcune ancora in corso, adopera della Soprintendenza Archeologica di Siracusa e Messina hanno dato alla luce notevolissimo materiale archeologico, ora custodito in una sezione dedicata nel museo "Paolo Orsi " di Siracusa, e, recentemente, resti di un tessuto urbano databile intorno al VI/V sec. a. C. di cui non si conosce ancora il nome sovrapposto a stratificazioni più antiche, La materia è ancora allo studio degli specialisti quindi negli anni a venire è lecito aspettarsi quegli interessanti sviluppi che, forse, riusciranno a chiarire la questione delle origini. Nell'attesa, riferendoci alla storia certa possiamo dire che il nome Francavilla nasce in epoca medievale dal suo "status " di terra demaniale e dall'essere dunque 'franca", libera cioè dal pagamento di tasse e balzelli. Infatti, fino al 1535, anno in cui Antonio Balsamo la acquista con il titolo di Visconte in feudo dall'Imperatore Carlo V la città era riuscita, pur se con alterne vicende, per lunghi periodi a scongiurare il giogo baronale e a far valere le antiche "consuetudines " ed i privilegi ad essa concessi e sempre riconfermati dai regnanti sin dall'epoca della conquista Normanna. Con Antonio Balsamo e soprattutto col nipote Jacopo Ruffo Francavilla raggiunge il proprio splendore. Si costruiscono chiese, si ampliano vie, si adorna di statue e si arricchisce di abbeveratoi. Jacopo Ruffo fu veramente l'uomo illuminato dei suo tempi. Seppe guardare lontano ed il testamento che lasciò è un documento della sua lungimiranza. Con il fratello Carlo Ruffo, confermalo Visconte nel 1674, e con le mutate condizioni politiche, Francavilla conosce un periodo di stasi nello sviluppo. Gli Oneto che, in seguito, la comprarono e se la tramandarono sino al Mortillaro, non seppero eguagliare lo splendore dei Ruffo. Celebre la battaglia che si combatté sui campì di Francavilla, il 21 giugno 1719, tra Spagnoli e Austriaci. Migliaia furono i morti, più di 400 ì feriti. La Sicilia cambia padrone; dalla Spagna va all'Austria che la dona a Vittorio Amedeo di Savoia, che la baratta, a sua volta, con la Sardegna. Numerose sono le testimonianze del passato presenti nel territorio di Francavilla a partire dai ruderi, che versano in stato di abbandono, del già citato monastero basiliano di S, Salvatore di Placa fondato da San Cremete per concessione del Gran Conte Ruggero, una delle istituzioni monastiche più importanti del Valdemone, che operando "sui iuris " per oltre 500 anni fu potente grazie ai privilegi ricevuti. Ma a Francavilla vi erano anche altri ordini religiosi oltre i basiliani: gli Agostiniani, di cui non sì conserva più né il convento né la chiesa, i Cappuccini, i Carmelitani e le Clarisse, la cui Badia è oggi la sede del Comune.
RICORRENZE SACRE: Da ricordare la Sacra Rappresentazione del Venerdì Santo che trae origine da una prima embrionale manifestazione di fanciulli ideata verso il 1790 dal sacerdote Don Antonio Silvestro, le scene rimasero a lungo molto semplici, finché nel 1865 il Sac. Don Gaetano Calabrese decise di imbastire e completare i quadri seguendo fedelmente la narrazione del Vangelo, dall'ingresso di Gesù in Gerusalemme fino alla Crocifissione. La rappresentazione in un primo tempo veniva effettuata ogni sette anni ed in seguito ogni quattro. Dopo un'interruzione di venticinque anni nel 1985 si è ritenuto opportuno riprendere la antica tradizione. Il Venerdì Santo lungo le vie del paese sfila un corteo costituito dall'insieme di venti scene. Alla cura della Sacra Rappresentazione partecipa con fervore tutta la popolazione sia nell'allestimento delle scene sia nell'interpretazione dei ruoli. I Santi Patroni di Francavilla sono S. Euplio e S, Barbara, sono festeggiati rispettivamente l'ultima domenica di Agosto ed il 4 Dicembre. Durante i festeggiamenti, che si protraggono per una settimana, nei Pressi del campo sportivo si organizza una caratteristica fiera del bestiame. Mollo suggestiva è la processione per le vie del paese, in onore del Santo, alla quale partecipa devotamente tutta la popolazione. Sono molto sentite anche le ricorrenze del "Crocifisso", del "Corpus Domini ", e dell' "Addolorata". IL CARNEVALE: A merito considerato "il più bel Carnevale della Valle dell'Alcantara ", si svolge per pìù di una settimana con giochi, burle di ogni genere e balli in maschera per le vie del paese. Allietano le serate durante t cosiddetti "Veglioni", gruppi musicali locali con tarantelle siciliane e la tradizionale ed originale "Fasuledda", che coinvolge la folla in una vorticosa danza che rappresenta il culmine della serata. Molto caratteristica e particolarmente farsesca è la serata conclusiva, durante la quale sì svolge "a cianciuta du re Carnalivari " su di un carro seguito da piagnoni e da gruppi in maschera che sfilano.
A Castigghiuni su li fimmini beddi ca notti e ghiomu scaccianu nuciddi
Accanto all'agricoltura fiorente è l'artigianato. Il punto ago è nello stesso tempo l'orgoglio e la passione di ogni donna castiglionese. Dalle sue mirabili mani escono lavori bellissimi: arazzi, coperte, lenzuola, tovaglie, ricami che sembrano ispirarsi alle guglie dei campanili o alle decorazioni delle splendide chiese. Si tratta di manufatti, frutto di un innato senso artistico affiancato ad una pazienza certosina, che impegnano per mesi, se non per anni. Il territorio comunale è molto esteso e perciò offre una grande varietà paesaggistica: dall'Etna, che domina l'intera Sicilia orientale, ai boschi che ornano le basse falde del vulcano, dalle grotte a scorrimento lavico alle profonde e lunghissime gole dei fiume Alcantara: scenario incantevole che nello stesso tempo incute paura e riverenza.
Nella tarda epoca greca, comunque e in epoca romana sembra che gli abitanti si siano trasferiti in pianura, come confermano alcuni cocci casualmente reperiti. Palese testimonianza invece del dominio bizantino è il tempietto rustico a croce greca di S.. Domenica, detto Cuba, risalente al VIII - IX secolo e diviso in tre navate, di cui la centrale è soprattutto da una cupola. L'attuale struttura urbana di Castiglione e di chiara origine medievale (sec. XII). Il nome deriva dal latino medievale 'castellum', in seguito volgarizzato in 'Castellone'. Furono i Normanni a costruire sulle impervie rocce un castello, ingrandito man mano con una serie di fortezze. Per la città fu questo un periodo florido tanto che Federico II di Svezia le concesse nel 1233 l'appellativo di Civitas "Animosa" e le confermò il privilegio di battere moneta. In seguito Ruggero di Lauria, ammiraglio al servizio degli aragonesi, la scelse come residenza estiva, ma quando nel 1297 passò dalla parte di Giacomo d'Aragona contro il legittimo crede, vi si trincerò, venne assediato e quindi sconfitto dal futuro re di Sicilia, Federico. Nel 1373, Castiglione perse la caratteristica di città demaniale e venne concessa in baronia a Pirrone Gioeni e d'allora inesorabilmente si avviò verso una lenta decadenza, finché nel 1612 attraverso l'orgoglio e l' intraprendenza dei suoi cittadini insofferenti al dominio feudale ed alla conseguente sottomissione giuridica, pagando un riscatto di 4.150 onze riacquistò le sue libertà civiche, attraverso il riscatto dei "mero e misto impero" (cioè il diritto da parte dei Baroni di esercitare la giurisdizione civile e criminale).
Il prodotto stenta comunque ad inserirsi in un circuito commerciale, anche se attive sono alcune cantine sociali. Il noccioleto, che nel corso dei secoli non ha subito variazioni di coltivazione, benché sia uno dei prodotti base dell'economia del comune, si trova in gravi difficoltà, perchè come altri settori, forse più degli altri, è stato coinvolto dalla crisi agricola. L'uliveto in rapida espansione è dislocato soprattutto nella parte media del comune, ma non esiste al riguardo una commercializzazione razionale. L'agrumeto,che si estende nella parte più bassa, ha impianti moderni e buone rese produttive, ma la crisi agrumicola non per questo l'ha lasciato fuori. Causa di un certo deterioramento dell'agricoltura è forse l'eccessivo frazionamento della proprietà. Lo dimostra il fatto che le grandi estensioni di terreno vengono più facilmente bonificate e migliorate: e sono in grado di produrre meglio e di più. Gli addetti all'artigianato diminuiscono progressivamente. Alcune aziende artigianali, o piccole industrie, sono sorte a Solicchiata o a Castiglione (plastica, radiatori, abbigliamento).
Di contro la lavorazione della carta, della plastica, di accessori per auto (radiatori), della stoffa rappresentano delle interessanti realtà a cavallo tra la piccola industria e l'artigianato che hanno creato un discreto numero di posti di lavoro. La lavorazione della plastica e della carta comunque sono alla ricerca di sempre nuovi mercati. Vi sono circa una decina di servizi di patronato sindacale, sia al centro sia nelle frazioni più grosse. Questo permette in tal senso di servire, bene o male, quasi tutta la popolazione. Ma esistono pochissimi studi professionali (un commercialista, due studi tecnici, un'agenzia turistica). Il problema maggiore resta quello occupazionale determinato dalla crisi agricola con la conseguente diffusione di logiche e mentalità assistenzialistiche. La principale risorsa potrebbe essere quella turistica da affiancare all'artigianato e alla rimodernizzazione del l'agricoltura. I beni ambientali fruibili sono numerosi.
D' un certo interesse sono anche la statua in legno del Santo, eseguita da Nicolò Bagnano nel 1818, il confessionale in stile barocco, che ingloba il pulpito, e infine le tele del Tuccari, che raffigurano Sant'Antonio e San Paolo Eremita San Michele Arcangelo che sconfigge Satana e Sant'Antonio tentato dal diavolo sottoforma di donna. La chiesa di San Pietro, sede dell'arcipretura, secondo alcuni fu fondata dal Conte Ruggero nel 1105. Essa è stata da sempre la matrice e il centro dell' attività religiosa. Fra le sue opere d'arte ricordiamo il seicentesco Crocifisso in legno d'arancio, i ritratti degli arcipreti, alcune tele, fra cui quella di Sant'Anna dovuta al Tuccari, e infine la meridiana, costruita dall'astronomo palermitano Temistocle Zona nel 1882. La lunga tradizione storica, artistica e culturale, ma soprattutto la buona conservazione dei beni ambientali, stanno negli ultimi tempi suscitando un rinnovato interesse a Castiglione, paese scontratosi come tanti altri con grossi . problemi, quali l'emigrazione e l'occupazione.
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