ITINERARI SOMMERSI
La scalata al Monte
Nero degli Zappini

di Pietro Nicosia


Il terzo ed ultimo Sentiero Natura del Parco dell'Etna che proponiamo, è quello di Monte Nero degli Zappini, il primo varato dall'Ente del parco vulcanologico più importante d'Europa. Il sentiero si snoda a pochi chilometri dai crateri sommitali, ad un’altezza media di 1.700 metri, ed attraversa campi lavici antichi e recentissimi, come quello del 1983, la cui eruzione minacciò da vicino gli abitati del versante sud dell'Etna, Nicolosi, Belpasso e Ragalna.

Nel corso di quell'eruzione l'uomo si cimentò in un rozzo tentativo di deviare il flusso lavico, tentativo che ebbe l'evidente colpa di violentare i fianchi del vulcano, e che lasciò strascichi giudiziari, visto che i proprietari dei terreni verso cui la lava fu deviata, intrapresero azioni legali per il risarcimento dei danni subiti.

L'itinerario inizia dal pianoro ad ovest di Monte Vetore, nei pressi del Grande Albergo del Parco e dell'Osservatorio Astronomico, a poche centinaia di metri dalla provinciale 92. Il percorso permette di osservare manifestazioni eruttive come gli hornitos (complessi di lava saldata a forma di totem) e le grotte di scorrimento lavico; ma anche il Giardino Botanico Nuova Gussonea; l'importante pineta di larici; e le lave su cui si insediano tenacemente le piante pioniere, disgregatrici della roccia.

Il passo è segnato da pilieri in pietra lavica ceramizzata che indicano i vari punti di osservazione e da frecce segnavia. Da sottolineare che, in inverno, la zona è frequentata dagli appassionati di sci da fondo, che proprio sulle pendici di Monte Nero degli Zappini, hanno segnato alcune piste, battute di frequente. Dal pianoro in cui il Sentiero Natura ha inizio, si possono osservare le pendici meridionali dell'Etna, ed i conetti di Monte Nero e Monte Nero degli Zappini.

I primi incontri con la vegetazione sono con esemplari di ginestra, di pioppo e con i pulvini di spino santo e ginepro. I primi punti d'osservazione sono sulla sciara dello Zappino (primo) e sii lave sovrapposte (secondo) ed in particolare su quella del 1985, su cui è già iniziata la lenta opera delle colonizzatrici. La fauna enumera culbianco, codirosso spazzacamino ed i rapaci che dominano le alture.

Il terzo p.o. ha per oggetto un conetto costituito da scorie saldate e aperto lateralmente dal canale lavico. Nelle vicinanze si nota un pino ridotto a "totem" dal calore della lava. Un tronco rinsecchito dal calore, ha creato una sorta di strumento bellico somigliante ad un cannone (p.o. 4). Il punto massimo di altitudine raggiunto dal Sentiero domina la valle sottostante, in cui si riconoscono le forme dei paesi della fascia sud ovest dell'Etna; a poche centinaia di metri si scorgono un edificio rurale, un invaso ed un ovile, oggetto del quinto p.o.

La vegetazione è d'alta montagna con cuscini di ginepro e qualche ginestra sparsa, più distante c'è il bosco di pini larici del demanio forestale Feliciusa-Milia; ai pini si staccano nettamente alcuni esemplari di faggio (p.o.6) che rappresentano un relitto d'altra epoca; sull'Etna il faggio raggiunge la quota più elevata di sopravvivenza. Il greto di un torrente immette sul sentiero dei pastori (p.o.7) che conduce, scavalcata una recinzione, ad una radura di ginestre (p.o.8); codirossone, volpe e coniglio selvatico sono le specie animali della zona. Il fitto bosco di pino (p.o. 9) garantisce un fresco ombrello che ripara dai caldi raggi di sole, soprattutto in estate, ed offre ospitalità a cincia mora, picchio rosso maggiore, colombaccia e crociere.

L'ultimo tratto del sentiero è sulla pista asfaltata del demanio forestale, sulla quale si affaccia il Giardino Botanico Nuova Gussonea (p.o. 10), all'interno del quale Università e Ispettorato Ripartimentale delle Foreste, stanno ricreando tutti gli ambienti vegetali etnei.

L'escursione propone anche una variante, il bosco di roverella (p.o. 10 bis) una quercia diffusissima sul territorio etneo; nella zona può essere ascoltato il tradizionale canto dell'upupa. La variante che comporta un allungamento dell'itinerario conduce sino alla strada di contrada Milia la quale, percorsa in salita, riporta sino al punto di partenza.

Chi non volesse effettuare la deviazione può ritornare al punto d'inizio attraversando le cave (p.o. 11) dalle quali si estrasse il materiale per deviare la lava del 1983. Questi interventi, con la costituzione del Parco dell'Etna, non sono più consentiti se non in caso di minaccia reale dei centri abitati.